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Audizione del Cars

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Relazione illustrativa sul grave stato di inquinamento del sottosuolo in alcune grotte della Puglia.

La struttura geologica del territorio murgiano è caratterizzata da piattaforme calcaree. Tale conformazione determina una particolare morfologia al territorio, sia in superficie che nel sottosuolo. La superficie (epicarso) è caratterizzata da roccia affiorante molto fratturata che drena nel sottosuolo le acque meteoriche. Il sottosuolo si presenta ricco di numerose cavità organizzate in un fitto reticolo in cui scorrono i sistemi idrici sotterranei profondi (falda acquifera).
Le emergenze ambientali, dovute ad attività umane, che interessano il territorio e l’ambiente carsico del territori pugliese riguardano sia la superficie che il sottosuolo.
Per ciò che riguarda la superficie oltre a segnalare le numerose discariche a cielo aperto che si rinvengono sparse per il territorio con tipologia di rifiuti estremamente variabile, c’è da segnalare anche un altro fenomeno non strettamente legato allo smaltimento dei rifiuti ma che costituisce comunque una emergenza ambientale, costituito dalla sistematica distruzione in superficie del banco calcareo affiorante che va sotto il nome di “spietramento”. Tale fenomeno operato dagli agricoltori sul territorio murgiano ha assunto dimensioni spaventose contribuendo a determinare situazioni di dissesto ambientale ed idrogeologico le cui conseguenze non sono ancora molto visibili ma in un futuro non lontano si mostreranno in tutta la loro gravità.
Per ciò che riguarda invece il grave fenomeno dell’inquinamento del sottosuolo, esso è determinato principalmente dalla consuetudine di immettere sia materiali che liquami in pozzi, doline, spaccature della roccia, voragini naturali che abbondano nel nostro territorio, in cui sovente finiscono anche pericolosi scarichi industriali.
Tale abitudine ha assunto negli ultimi anni l’aspetto un fenomeno diffuso e preoccupante tale da determinare all’interno delle cavità naturali del sottosuolo vere e proprie discariche dove si rinvengono ormai tutte le diverse tipologie di rifiuti.
Mentre in passato l’uso di immettere nel sottosuolo i rifiuti era limitato a contadini ed allevatori che in questa maniera si disfacevano facilmente di carogne di animali ed altri rifiuti organici, oggi si assiste all’utilizzo di queste cavità per lo smaltimento abusivo di rifiuti speciali e pericolosi, cui la legge invece impone particolari trattamenti ritenuti eccessivamente onerosi, tanto da preferire il loro occultamento (smaltimento abusivo) all’interno delle cavità naturali.
Tale scelta è inoltre dettata loro dalla certezza che molto raramente si potrà venire a conoscenza di questo smaltimento abusivo, data la impraticabilità e la impossibilità di accedere facilmente in questi luoghi se non agli speleologi.
Pertanto, una delle caratteristiche che conferisce maggiore gravità al fenomeno è costituita dal fatto che differentemente da discariche abusive a cielo aperto, l’immissione dei rifiuti nel sottosuolo e quindi il rilevamento della loro presenza non è alla portata di tutti e non è facilmente rilevabile. E’ un metodo ottimale per sfuggire ai controlli, ed è difficile operare un monitoraggio del fenomeno.
L’unica maniera per poter rilevare la presenza di tali rifiuti infatti, e quindi l’eventuale attività di smaltimento abusiva connessa, è costituita dalla segnalazione agli organi preposti da parte degli speleologi che si recano per le loro attività di ricerca nelle cavità naturali e negli ambienti ipogei documentandone lo stato di degrado in cui versano, fornendo anche elementi utili per gli opportuni interventi finalizzati ed, ove possibile, anche al loro recupero.
Un’altro aspetto che conferisce maggiore gravità all’inquinamento del sottosuolo rispetto a quello determinato dallo smaltimento abusivo in superficie, è dovuto al fatto che le grotte e le cavità naturali del sottosuolo costituiscono la sede di scorrimento delle acque meteroriche, dalla superficie fino alla falda profonda dove poi, attraverso pozzi privati o pubblici, si attinge alle risorse idriche sia per uso irriguo che potabile.
Fra l’altro, gli acquiferi carsici presentano caratteristiche dinamiche tali da esercitare uno scarsissimo contrasto alla diffusione degli inquinanti, possedendo elevata velocità di deflusso e scarsissima capacità di autodepurazione, il che li rende molto esposti a rischi di contaminazione, sia di tipo occasionale che permanente.
Il percorso dell’inquinante inizia con la sua introduzione dall’esterno o direttamente in pozzi e voragini, o nel caso di liquami, attraverso il percolamento nel suolo; segue quindi la propagazione fin nelle falde in maniera del tutto incontrollabile potendosi diffondere in qualsiasi direzione e distanza secondo la conformazione e la struttura geologica della zona interessata.